IX Rassegna d’arte presepiale
La proloco Rofrano presenta la IX edizione della Rassegna d’arte presepiale Quannu Nascetti Ninno -premio Rosarianna Lamberti-, che si svolgerà...leggi tutto

Federico Alberto Wenner (San Gallo, 1812 – Capezzano, 1882) è stato un imprenditore svizzero che nella prima metà del XIX secolo seppe sfruttare le favorevoli condizioni del mercato del lavoro nel Regno delle Due Sicilie, dando così impulso allo sviluppo dell’industria manifatturiera, in Campania. Si trasferì a Napoli nel 1829 su invito di suo cugino materno Friedrich Zublin, che lavorava nell’azienda paterna. Il luogo prescelto per dislocare l'industria si trovava poco fuori Salerno, lungo le sponde del fiume Irno in località Ponte della Fratta (oggi Fratte di Salerno).
Nel giugno del 1829 si cominciò a costruire la fabbrica; alla fine di ottobre già ne uscivano i primi filati. Nel 1835 fonda, in società con Conrad Schlaepfer, una società per la filatura e tessitura del cotone: la Schlaepfer - Wenner & C. che in poco tempo si espande tanto che nel 1837 dava lavoro a 200 operai a Salerno, 1400 a Nocera Inferiore e 1000 ad Angri. Si introdusse lo stampaggio dei tessuti di cotone, che suscitò l'interesse dello stesso re Ferdinando II che volle personalmente vedere questo nuovo procedimento facendo visita alle fabbriche della valle dell'Irno il 18 maggio 1837. Il rè grato del lavoro di qualità, insignò don Alberto, con onorificenze e medaglie d'oro: nelle diverse fabbriche lavoravano complessivamente 1.500 operai e si riusciva a raggiungere livelli di qualità ritenuti impossibili fino allora, quali ad esempio, la trama a finezza 50, ed il filo per ordito a 40. Grazie al polso fermo e al prestigio di cui godeva presso le sue maestranze, per le sue qualità e idee sociali moderne e liberali, seppe mettere le sue fabbriche al riparo dai tumulti dei moti insurrezionali del 1848. Partecipò alla prima esposizione mondiale di Londra del 1851, dove l' azienda, ottenne un grande successo. L'economia della provincia di Salerno conobbe una forte crescita, grazie ad una serie di "capitani d'industria" svizzeri ma anche tedeschi, il settore tessile si sviluppò enormemente (Nell’indotto lavoravano anche molti imprenditori napoletani, come i fratelli Cilento che impiantarono due filande). Si trattò di una vera rivoluzione industriale perchè negli insediamenti si introdussero, fattori organizzativi e produttivi che indurranno uno sviluppo accelerato con un rilievo mai prima d'allora conosciuto.
Le condizioni climatiche inoltre favorirono la nascita di immense piantagioni di cotone sopratutto intorno all’area vesuviana. Si apportò un’innovazione radicale nella concezione del modo di fare impresa, con grandi opifici tessili che diedero vita a manifatture di estesa dimensione, la cui attività produttiva era organizzata in maniera rigorosa e scientifica. Il vero pioniere di tale rivoluzione fu Giovan Giacomo Egg che, face venire dalla Svizzera la mano d'opera specializzata, ottenendo dal Murat di impiantare nel 1812 una manifattura tessile, che con la Restaurazione i Borbone concessero delle tariffe doganali vantaggiose, che consentirono alla fabbrica di consolidarsi e prosperare. La fortunata esperienza dell'Egg, fu un richiamo per altri imprenditori elvetici. Anche a Scafati fin dal 1825, per iniziativa di un operaio tintore zurighese, Giovanni Meyer, sorse un altro nucleo di industria tessile, dapprima una modesta tintoria, alla quale si aggiunse più tardi un reparto di stamperia a quadri. Il Meyer, associato con un altro svizzero, lo Zollinger, fece sorgere nel 1834 una piccola filanda e tessitoria, le cui fortune furono continuate dal genero del Meyer, Rodolfo Freitag, che impiantò nel 1857, sempre a Scafati, una tessitoria meccanica con 204 telai e con macchine a vapore. Roberto Wenner, tracciò la figura di un imprenditore moderno, con nuovi impulsi ed aprendo nuovi mercati alla produzione cotoniera meridionale. Così si andrà a sviluppare un’imponente indotto con la nascita di piccoli opifici che coesistevano assieme ad imprese siderurgiche, come la Fonderia di Fratte, nata nel 1837 in funzione della produzione dei macchinari tessili, qualcosa di molto simile ad una piccola città-fabbrica, con asili, scuole, case e villini per i dirigenti, chiese per il culto, ed un cimitero per i membri della comunità straniera.
Nel 1848 si abbandonano le vecchie produzioni di lana e lino, e ci si concentrò, essenzialmente, sul cotone, per i più alti margini di guadagno, per il miglioramento della qualità dei prodotti finiti e un'ampia diversificazione produttiva. Le imprese vengono periodicamente ricapitalizzate ed assai ampio è il margine dei profitti che può essere in parte reinvestito ed in parte distribuito tra i soci e gli azionisti. I "capitani d'industria" stranieri, animati da instancabile dinamismo e portatori di una visione dell'etica del lavoro, creano una grande e moderna impresa manifatturiera, facendo ricorso a straordinarie capacità, intuizione, competenza, e propensione all'innovazione attraverso l'aggiornamento determinato dalle visite agli stabilimenti tessili inglesi, a quel tempo indiscussi leader mondiali nella produzione e nel commercio delle produzioni cotoniere, acquistando macchinari sempre più moderni e potenti per le produzioni. Roberto Wenner, fu senza dubbio un vero precursore dell'industrializzazione del Mezzogiorno: "… industriale di stile americano, molto intraprendente, cosmopolita e, nello stesso tempo, animato dal pensiero fisso di fare del Regno delle Due Sicilie un paese industriale, procurando ai suoi abitanti l'agiatezza ed uno standard di vita più elevato" (G. Wenner, L'industria tessile salernitana dal 1824 al 1918, Salerno 1953). Ciò produsse una forte trasformazione della stessa articolazione delle classi sociali mutandone, fin nel profondo, fisionomia e identità. Con la rapida costruzione di grandi capannoni per ospitare nuovi e moderni macchinari, vengono reclutate migliaia e migliaia di lavoratrici e di lavoratori, fino ad allora impiegati in larga parte nel lavoro agricolo o nelle botteghe artigiane. Con l'Unità d'Italia l'abbattimento delle barriere doganali ed il disinteresse del nuovo Stato produssero una gravissima crisi, che solo poche fabbriche riuscirono a superare, industrie che avevano meritato la definizione di " Manchester del Regno delle Due Sicilie". Alla crisi del 1861 delle industrie dell'ex Regno delle Due Sicilie, Federico Alberto Wenner rispose con autentico spirito imprenditoriale aumentando il capitale a 620.000 ducati (pari a 2.635.000 lire dell'epoca) e contemporaneamente riorganizzando da cima a fondo la sua azienda. "Don Alberto intuì che la soluzione della crisi si trovava nella riorganizzazione completa dell'azienda: essa riguardò le finanze, il personale, i macchinari, col nuovo denaro la sezione imbiancatura venne modificata secondo il sistema inglese Pendlebury ad alta pressione, mentre una nuova tessitura con 200 telai venne aperta a Fratte; e per ridurre il costo dei tessuti, Federico Alberto aprì sulla riva destra dell'Irno una filanda con macchinari nuovi da 27.000 fusi, oltre ad una tintoria per i relativi filati; la stamperia fu raddoppiata portando a 8 le macchine a cilindro; infine, come forza motrice fu introdotta ovunque quella a vapore." (Fonte: Tommaso Wenner Le industrie tessili degli svizzeri in Campania 1812 - 1918). Nel 1862 si fece costruire Villa Wenner in località Capezzano di Pellezzano (SA) affidando il progetto all'architetto Stefano Gasse allora in gran voga a Napoli. La via della Filanda, di Pellezzano, è denominata ancora oggi, dei "Villini svizzeri", accanto ad essa, si può ammirare la villa "Casino Vonwiller". (La Villa, oggi è un moderno B&B, finemente ristrutturata, nel 1984, ha ottenuto il vincolo del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali). L' impresa produttiva si scontrerà, nel procedere del tempo, con serie ed ardue difficoltà che si dimostreranno insormontabili. Ad un certo punto si avvierà una lenta ma inarrestabile china declinante che per ragioni internazionali ed interne, saranno la causa per gli imprenditori esteri di un definitivo disimpegno ed abbandono. L'instabilità della situazione politica internazionale ed i conflitti esplosi tra le principali potenze europee finiranno per sfociare nella Grande Guerra che concorrerà, anche a causa dell'eccesso esasperato di xenofobia che si registrerà in Italia, a mettere in crisi il decennale rapporto fiduciario tra gli imprenditori svizzeri ed il paese. Il 25 marzo 1916, per salvare il polo tessile dalla nazionalizzazione si costituì la società "Cotonifici Riuniti di Salerno", per due terzi sottoscritta dalle famiglie Wenner, Schlaepfer, de Salis. Ma il governo procedette al sequestro, con decreto prefettizio, dei "Cotonifici Riuniti" che diventeranno, il 15 maggio 1918, di proprietà della Banca Italiana di Sconto che rileverà le azioni di proprietà svizzera: nacque la Società Cotonificio Salernitano (1918). Si concluderà per sempre l'avventura degli imprenditori svizzeri nell'area salernitana, dove alla diretta dipendenza di Roberto Wenner lavoravano in quell'anno 7.000 persone, giravano 180.000 fusi, erano in azione 1.400 telai. Nel 1930 le industrie cotoniere divennero di proprietà del Banco di Napoli e successivamente si susseguirono ristrutturazioni e salvataggi da parte dello Stato, fino all'ingresso, prima dell'IRI e poi dell'ENI, con l'intento fallito di attuare l'integrazione tra settore chimico e tessile. Si finirà per operare, in tempi più recenti, con misure assistenziali piuttosto che continuare nella qualificazione industriale, investendo magari sull' innovazione di processo e di prodotto. In alternativa all'industria che s'avvia a morire non sorgeranno nuove ed avanzate esperienze produttive, in altri settori diversi e innovativi, strettamente correlate alle necessità del territorio. La situazione precipiterà negli anni 70 per peggiorare e raggiungere il punto limite alla fine degli anni Ottanta. Gli impegni sottoscritti dai Governi nazionali, in varie occasioni, saranno tutti disattesi: gli investimenti in ricerca industriale per le imprese del gruppo MCM e per quelle attività allocate nella Valle dell'Irno risulteranno del tutto eliminati.
La scelta che verrà operata sarà quella dell'assoluto disimpegno, come lo sarà in tutto il Mezzogiorno, una politica assistenziale, in cui malinconicamente si giungerà attorno agli inizi degli anni Novanta, con lo stabilimento praticamente chiuso. L'ultimo atto è del luglio del 1995, quando il gruppo industriale Lettieri acquista dall'Eni a prezzi stracciati le Manifatture Cotoniere Meridionali.
Altro che Regno arretrato e assolutista! Il Regno delle Due Sicilie negli ultimi anni della sua esistenza fu caratterizzato da un dinamismo economico e culturale che non aveva eguali in tutta l’Europa, a tal punto che, verso la metà dell'Ottocento si assiste ad un flusso migratorio dalle città svizzere più importanti, come Ginevra, Neuchâtel, Zurigo e Friborgo verso il Mezzogiorno, dimostrando peraltro la grande capacità attrattiva del Regno borbonico tanto nei confronti dei germanofoni, quanto dei francofoni. Famiglie come Meuricoffre, Egg, Caflish, Schlaepfer, Vonwiller, Meyer, Corradini, Zollinger, Wenner, von Arx, ecc., trasferirono le loro attività produttive a Napoli, Caserta e Salerno attirati da condizioni favorevoli, con la protezione accordata dall’autorità borbonica all’attività delle imprese laniere e cotoniere locali, e la grande possibilità di esportazione verso i paesi del bacino del Mediterraneo. Insomma, il Regno delle Due Sicilie, anche per i suoi vasti investimenti in titoli di Stato, rappresentava per gli svizzeri un vero e proprio “paradiso”, una terra indipendente e baciata dal Sole, nel centro del Mediterraneo. A questo va aggiunto l’abbondanza di acqua, il clima umido e ventilato e la ricchezza di boschi e di foreste (il legno costituiva la principale fonte energetica e da questo veniva estratto il tannino, sostanza utilizzata nell’industria conciaria e nelle tintorie di lana e di cotone), tutti fattori determinanti nella scelta di sviluppare proprio nella valle dell’Irno il polo tessile più grande dell’Italia preunitaria. Nel 1877 risultavano sul territorio 21 fabbriche tessili con circa 10.000 operai (nello stesso periodo a Torino, città tra le più industrializzate d'Italia, lavoravano in questo settore solo 4000 operai) e alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, ben 12.000 lavoratori, in maniera diretta e nell’indotto, che con la nascita di piccoli opifici coesistevano assieme ad imprese siderurgiche, come la Fonderia Fratte, nata nel 1837 in funzione della produzione dei macchinari tessili, o la Fonderia di Vincenzo Pisani, a Sava di Baronissi, dove furono fabbricati alcuni pezzi per la linea ferroviaria Napoli-Portici aperta nel 1839 (la gran parte proveniva dal polo siderurgico di Mongiana, in Calabria, chiuso dopo l’annessione del Regno Delle Due Sicilie al nascente Regno d’Italia). Grazie all’utilizzo di macchinari nuovi e potenti, in breve tempo, si iniziarono a ricavare massicce quantità di prodotti disponibili su scala industriale, con una diversificazione dei colori dei panni lavorati tale da essere smerciati oltre i confini del Regno delle Due Sicilie. Solo dopo l’unità d’Italia, comincia il lento ed inesorabile declino dell’industria tessile salernitana che verrà a mano a mano dismessa per ciniche scelte politiche operate a vantaggio delle imprese concentrate nel Nord del Paese.

Fonte: UN Popolo Distrutto

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