Alcuni anni fa avevo iniziato a raccogliere queste storie che raccontavano la Rofrano e le sue genti, dopo 8 anni che questa e-mail è restata archiviata tra i miei file, riprendo questo lavoro di pubblicare le vostre storie. Con la speranza di poter continuare a ricevere tante altre e-mail vi auguro buona lettura.

Il mio nome è Rosa sono nata e cresciuta a Rofrano fino all’età di diciassette anni, dopo di chè sposandomi ho dovuto lasciare il mio paese di origine ma tuttora dopo molti anni lo amo con tutta l’anima.
Non passa giorno che non mi domandi se fossi rimasta a Rofrano come sarebbe stata la mia vita.
Provengo da una famiglia numerosa e povera di beni materiali, però ricca d’amore.
La mia infanzia l’ho trascorsa lavorando dalla mattina presto fino alla sera tardi,ed anche se stanchi si era tutti molto felici , dopo cena si andava a trovare gli amici, si chiacchierava ,si stava insieme sul balcone, si stava al fresco, si faceva qualche chiacchera con i vicini, i bambini giocavano per strada non chiedevano giocattoli.
Mi ricordo che poche persone potevano permettersi la televisione , un mio vicino tornato dall’estero ne aveva comprata una, e d’inverno quando trasmettevano il festival di Sanremo andavamo tutti a casa sua a guardarlo.
Durante l’estate non c’era tempo di guardare la televisione perché si lavorava tutto il giorno.
Durante l’anno, di mattina si andava a scuola dopodiché si andava a fare i lavori in campagna.
Ognuno aveva i suoi compiti ,erano tempi duri però non ci lamentavamo mai, in campagna c’erano intere famiglie che lavoravano e si trovava sempre qualche bambino con cui stare assieme e giocare.
Era bello d’estate quando si mieteva, le campagne si riempivano di vita, tutti mietevano il grano felici e cantando si aiutavano l’un l’altro.
Dopo aver pranzato la temperatura era troppo alta per mietere, allora si mettevano tutti sotto qualche albero per riposare, fin quando la temperatura non scendeva cosi si ricominciava fino a tarda sera; spesso si dormiva in campagna per ricominciare la mattina presto.
Lo stesso accadeva quando si trebbiava, si faceva a turno con i vicini e ci si aiutava l’un l’altro, erano mesi di duro lavoro ma nonostante ciò eravamo spensierati e felici.
Dal 1963 circa fino al 1972, anno in cui sono partita da Rofrano, intere famiglie hanno dovuto emigrare per motivi economici.
Rofrano si è lentamente e drasticamente spopolata , i giovani per costruirsi un futuro sono partiti in cerca di fortuna verso l’ estero ed il Nord Italia, sono rimasti in paese solo gli anziani, le terre sono state abbandonate.
Tornata a Rofrano dopo molti anni di assenza ho trovato molti cambiamenti, il paese quasi abbandonato, le persone riempivano la piazza ma per la campagna non c’era nessuno, mi si doleva il cuore nel vedere le terre deserte ed in stato di abbandono.
Come tanti altri compaesani ho costruito una vita in terra straniera però Rofrano è sempre nel mio cuore, è il luogo dove ho trascorso la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia spensieratezza ,il luogo in cui sono nata e dove ho trascorso gli anni piu belli della mia vita come si può non amare Rofrano?
E’ un amore tanto grande che non si scorderà mai lo porterò nel cuore per tutta la vita.

Rosa Scandizzo


foto tratta da Indagine alimentare a Rofrano 1954, località Raia del Pedale, contadino Pasquale De Marco



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